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Il 9 settembre debutta ad Asolo (TV) nell’ambito degli “Incontri Asolani” il nuovo progetto che vedrà Elio protagonista: Nella Vienna di Beethoven. Chiesa di San Gottardo ore 20.45.

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Elio si ritrova catapultato a Vienna nel maggio 1824, nel Teatro di Porta Carinzia. Com’è avvenuto? Non ne ha la minima idea. Stava cantando con due ragazze un terzetto di Salieri da La Grotta di Trofonio, e faceva la parte di Trofonio, il mago. Forse gli è sfuggita una formula magica, senza volere. Ed ora è a Vienna, con un salto di due secoli. Non che abbia problemi di comunicazione, anche se Elio non parla il tedesco, perché tutti in quel Teatro parlano italiano. È italiano persino l’impresario, quel Domenico Barbaja che ha portato nella capitale austriaca il compositore alla moda, Gioachino Rossini, con i cantanti più famosi d’Europa e, quindi del mondo. Barbaja non è in città, è a Napoli per organizzare la stagione del Teatro San Carlo. Il suo socio, Luis Duport – un ballerino diventato impresario – è alle prese con un’impresa titanica: eseguire l’ultimo lavoro di Ludwig van Beethoven – stimatissimo e temutissimo compositore – con le orchestre e i cori riuniti del Teatro e degli Amici della Musica. Nell’attesa della prova generale dell’esecuzione, Elio si imbatte in alcuni personaggi che gli sembrano familiari: il vecchio Salieri su una sedia a rotelle, il giovane Schubert, l’abate Carpani – poeta e biografo di Haydn – e la giovanissima e affascinante primadonna Henriette Sontag, Da loro viene a conoscenza dei successi viennesi di Rossini e di Weber ma anche dei pettegolezzi sulla gestione del teatro e sul suo impresario. E, infine, entrato nella sala del Teatro, appare ad Elio lo scarmigliato Beethoven, ormai completamente sordo, che sprizza energia da tutti i pori e mette in rispettosa soggezione coro, orchestra e solisti. Beethoven sale sul podio, ma non è solo. Con lui c’è Michael Umlauf, anche lui direttore d’orchestra. La sordità aveva giocato un brutto scherzo al Compositore in un’esecuzione di Fidelio, che due anni prima Beethoven aveva dovuto abbandonare alla prova generale. Non era il caso di rischiare ancora una volta.
Alle prove della Nona Sinfonia, Elio – che ha il privilegio di assistere tra gli addetti ai lavori – è richiesto d’imperio dal compositore in persona per cantare il recitativo che introduce il coro nell’ultimo movimento, sostituendo al volo il solista ritardatario. Non può spiegare a Beethoven che non è un cantante lirico, perché il maestro non lo sentirebbe. Non ha altra chance che salire sul palco e cantare: fortuna per lui che l’Inno alla gioia, ai nostri tempi, lo conoscono tutti. È l’inno d’Europa.
Ed Elio se la cava benissimo, anche perché il basso arriva in tempo per unirsi agli altri cantanti nelle parti più impegnative del Finale. Persino Umlauf si congratula con lui. Lo avrebbe fatto anche Beethoven, se avesse potuto ascoltare la sua voce.

 

Elio, voce narrante
Solisti dell’Accademia d’Arte Lirica di Osimo:
Zuzanna Kleman´ska, soprano
Nutsa Zakaidze, mezzosoprano
Daniele Adriani, tenore
Matteo Torcaso, baritono
Ettore Pagano, violoncello Premio Salieri 2019
Alessandro Benigni, fortepiano