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Federico Buffa

Federico Buffa

Due pugni guantati di nero

con Alessandro Nidi, pianoforte

È una delle immagini più famose del Novecento, quella in cui Tommie Smith e John Carlos si trovano sul podio dei 200 metri alle Olimpiadi a Città del Messico, il 16 ottobre 1968, con i pugni alzati, i guanti neri (simbolo del black power), i piedi scalzi (segno di povertà), la testa bassa e una collanina di piccole pietre al collo (“ogni pietra è un nero che si batteva per i diritti ed è stato linciato”).
Smith e Carlos facevano parte dell’Olympic Project for Human Rights e decisero di correre alle Olimpiadi nonostante il 4 aprile Martin Luther King fosse stato assassinato (e molti altri atleti avessero deciso di non partecipare).
Tommie Smith arrivò primo (stabilendo il nuovo record mondiale dei 200 metri), Carlos terzo.
Sul quel podio salì sul secondo gradino Peter Norman, un australiano che per solidarietà con i due atleti afro-americani indossò durante la cerimonia la coccarda dell’Olympic Project for Human Rights.
Bisogna sapere che nel ‘67 Harry Edwards, sociologo a Berkeley, voce baritonale, discreto discobolo, ha fondato l’Ophr, Olympic program for human rights. L’idea è che gli atleti neri boicottino i Giochi ma è difficile da realizzare. Chi aderisce porta il distintivo, una sorta di coccarda, ed è libero di manifestare la sua protesta come crede. Smith e Carlos, accolti alla San José perché bravi atleti, a loro volta studenti di Sociologia, portano il distintivo e vogliono manifestare.
Appena giù dal podio la loro carriera sarà finita, bruciata, e la vita un inferno.
Vengono cacciati dal villaggio, Smith e Carlos. Uno camperà lavando auto, l’altro come scaricatore al porto di New York e come buttafuori ad Harlem. Sono come appestati. A casa di Smith arrivano minacce, l’esercito lo espelle per indegnità. A casa di Carlos minacce telefoniche a ogni ora del giorno e della notte. Sua moglie si uccide. Solo molti anni dopo li riprenderanno a San José, come insegnanti di educazione fisica. E nel 2005 Norman sarà con loro, per l’inaugurazione di un monumento che ricorda quel giorno in Messico.
Non erano due neri e un bianco a chiedere rispetto e giustizia su quel podio, erano tre esseri umani.

L’odissea di Kubrick

con FEDERICO BUFFA e il NIDI ENSEMBLE
pianoforte e arrangiamenti Alessandro Nidi; percussioni Sebastiano Nidi; corno Tea Pagliarini; trombone Filippo Nidi; fisarmonica Nadio Marenco; chitarra elettrica, tastiere e voce Emanuele Nidi

regia CECILIA GRAGNANI
disegno luci MANUEL LUIGI FRENDA
Co-produzione International Music and Arts e Festival della Bellezza
PRIMA NAZIONALE – 4 giugno 2019

Aprile 1968. “Stanley Kubrick è finito” proclamano unanimemente produttori e critici dopo le prime proiezioni di “2001: Odissea nello Spazio” a Washington. Nonostante il verdetto. Nell’establishment hollywoodiano, il viaggio di Bowman nello spazio diventerà in poco tempo un successo di pubblico e critica. A 50 anni dalla prima uscita nelle sale, il film di Kubrick resta un capolavoro della storia del cinema e ne costituisce una svolta epocale.
35 artisti e progettisti, più di 20 esperti di effetti speciali, un copioso staff di consulenti scientifici, Marvin Minsky del MIT, uno dei massimi esperti di intelligenza artificiale e costruzione di automi, immaginano meticolosamente un futuro molto vicino al nostro presente.

Accompagnato da un ensemble di 6 elementi sotto la direzione musicale di Alessandro Nidi, Federico Buffa porta lo spettatore in un viaggio nel mondo del film e del suo creatore, tra passato e futuro. In un luogo fuori dal tempo, sulle note dei brani che hanno forgiato il mondo musicale della cinematografia di Kubrick, il grande storyteller italiano racconta l’odissea del regista nel dare corpo alla storia dell’umanità dalla sua alba e oltre l’infinito.

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Bio

Federico Buffa è un giornalista, e telecronista sportivo italiano. Oltre alla sua attività di telecronista di basket e commentatore sportivo, Buffa ha condotto alcune trasmissioni antologiche sempre a tema sportivo, nelle quali ha dimostrato - secondo Aldo Grasso - di ``essere narratore straordinario, capace di fare vera cultura, cioè di stabilire collegamenti, creare connessioni, aprire digressioni`` in possesso di uno stile avvolgente ed evocativo.